Il pulmino Volkswagen, la storia di un mito

 

Chi frequenta l’opificio conoscerà Opivan, il nostro furgoncino che voleva essere un bar.

Opivan è un modello di furgoncino Volkswagen, uno dei veicoli che ha fatto la storia, non solo della produzione automobilistica, ma di intere generazioni da ogni punto di vista: era il veicolo preferito dai commercianti, dagli operai, un veicolo così unico da essere impiegato come mezzo militare ed essere al contempo il veicolo preferito degli hippie.

Il pulmino VW nasce come diretto discendente di un altro classico tedesco, il Maggiolino. Venne fuori da un semplice suggerimento e da disegni fatti nel 1947 da Ben Pon, un olandese che importava Volkswagen e  che immaginò un veicolo da trasporto che usasse lo chassis del Maggiolino

Il concetto di un veicolo commerciale di piccola taglia non era nuovo. In Europa, panettieri, commercianti, idraulici e altri mestieri avevano già l’esigenza di mezzi compatti con una capacità di carico da circa mezza tonnellata, e il mercato rispondeva (male) con mezzi di trasporto su misura per le loro esigenze. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la novità fu rendere il più corto possibile quel tipo di veicolo, in modo da poter manovrare al meglio nelle città europee, massimizzando inoltre lo spazio di carico.

VW non era l’unico produttore che mirava a quella nicchia di mercato. Tutti proponevano miglioramenti agli inefficienti veicoli telonati di prima della guerra, ma tutti i veicoli di quel tempo avevano “il muso”, un vano anteriore che toglieva molto comfort al conducente, il quale vedeva il motore invadere i sedili anteriori.

Il pulmino Wolkswagen cambiò tutto ciò spostando direttamente dietro il suo motore raffreddato ad aria, ampliando così lo spazio a disposizione di conducente e passeggeri, e diminuendo rumore e calore all’interno dell’abitacolo. Il segreto del successo del pulmino Volkswagen è racchiuso qui: la genialata di spostare il motore dietro. Proprio per questo guidare un Type 2 era un’esperienza sorprendentemente più silenziosa e raffinata della concorrenza, anche per merito delle sospensioni VW, tecnologicamente all’avanguardia per gli standard di quel tempo. Il pulmino VW offriva infatti una tenuta di strada e una maneggevolezza perfino superiore ad alcune automobili familiari. Oggi potrebbe essere considerata una sensazione di guida disagevole, a confronto con esempi più moderni, ma la tecnologia originale e avanzata che quel pulmino mostrò nella metà del secolo scorso costruì una reputazione e un attaccamento da parte degli appassionati che dura ancora oggi.

Un altro punto di forza era la varietà di versioni in commercio, che rendevano il veicolo adatto a tutte le esigenze, con un gran numero di modelli comparsi nel tempo, compresi allestimenti da consegne e minibus, con qualsiasi numero e combinazioni di finestrini. Si sono visti pick-up, cabine a quattro porte e, ovviamente, camper: alcuni tipi anche con tetti pieghevoli o telescopici.

Questo veicolo così economico, robusto e confortevole si diffuse in tutto il mondo, guadagnando consenso ovunque andasse.

La sua popolarità raggiunse l’apice quando la Volkswagen decise di produrlo in più nazioni, Australia, Argentina e Brasile comprese. La produzione continuò in America Latina ben oltre quaranta anni dopo che la linea del Type 2 cessò la sua attività in Germania, nel 1967.

Nessun concorrente trovò mai la ricetta segreta che rendeva il pulmino Volkswagen così appetibile rispetto alla concorrenza.

Anche il tempismo ha giocato un ruolo chiave in questo fenomeno prima sociale e poi automobilistico. Il pulmino fu strettamente associato al movimento hippie che attraversò gli anni ’60 e ’70, costruendo un’immagine che dura ancora oggi. Se dici “pulmino hippie”, l’immagine che torna alla mente è quella del pulmino Volkswagen, magari con decorazioni floreali, con i suoi grossi “occhi”, mentre fila sulla costa della California verso le spiagge a Sud di San Francisco.

Il furgoncino VW, grazie anche al suo aspetto decisamente “non americano”, dal design semplice, cordiale, quasi “innocuo”, divenne l’icona della “controcultura” americana: le persone “alternative” iniziarono a guidarlo, a viverci dentro, ad andarci ai festival; in genere a renderli ciò che siamo abituati ad associare con il movimento hippie fino a oggi.

Molti possono permettersi un veicolo piccolo, affidabile e ben concepito, specialmente se ci puoi anche vivere dentro. Il consumo di carburante era basso, a confronto con furgoni americani del tempo, e le possibilità di personalizzazione rendevano ogni modello praticamente unico, per la gioia di tutti gli anticonformisti.

Guidare un T2 voleva dire essere un ribelle, ed è per questo che lo spirito di quel veicolo rimane molto vivo e apprezzato al tempo stesso tra i frequentatori di festival, gli appassionati della classe media e i collezionisti.

La Volkswagen non ha praticamente mai provato a ravvivare il concept iniziale; il T2 è rimasto difficile da imitare sia per il suo costruttore sia per i suoi rivali.

T2 è un mito, una leggenda, la riprova che i veicoli non sono semplici oggetti, ma che possono diventare il simbolo attorno al quale si stringe una comunità mondiale.

Opificio del Sapore si rivede nei valori simboleggiati dal pulmino Volkswagen, per questo ne abbiamo acquistato uno, lo abbiamo restaurato e trasformato in postazione mobile bar. Scopri di più su Opivan!